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Alano perplesso

Molti credono sia sufficiente controllare le percentuali di proteine, grassi e fibre sull’etichetta. Non è così. Queste sono percentuali “grezze”: non indicano quanto salutari o nutrizionali siano gli ingredienti per l’animale. Una scarpa di cuoio ha molte proteine, ma la sua bio-disponibilità è bassa e il corpo del cane o del gatto non la può assorbire.

Questo fattore deve essere considerato insieme agli effettivi ingredienti.

Allo stesso modo la percentuale di fibra può includere “fibre vegetali” (gusci di arachidi, pula di granoturco) o “cellulose” che non sono digeribili e che per legge possono essere nient'altro che segatura impregnata di sangue dei pavimenti della macelleria.

Nel caso di impiego di farine di carne prodotte con carni fresche e tagli destinati anche al consumo umano, il produttore ha tutto l’interesse a segnalarlo. Quanto più è evanescente l’etichetta e vaga la descrizione degli ingredienti, tanto più diventa lecito il dubbio sulla reale qualità e salubrità del mangime.

Il prezzo non sempre garantisce la bonta', ma può essere un buon indicatore della qualita' dell'alimento. Utilizzare proteine e cereali di prima scelta sarebbe ovviamente impossibile per aziende che vendono cibo per animali a 1 euro al kg: il costo degli ingredienti risulterebbe maggiore del ricavato.  

Al cibo confezionato vengono aggiunti prodotti chimici per aumentarne il sapore, la stabilita', le caratteristiche o l'aspetto. Gli additivi non hanno valore nutritivo: possono essere usati come emulsionanti, per evitare che l'acqua ed il grasso si separino, come antiossidanti, per prevenire l'irrancidimento del grasso o come coloranti e aromi artificiali, per rendere il prodotto piu' attraente per il consumatore e piu' appetibile per l'animale.

Negli ultimi 25 anni, il vertiginoso aumento di casi di cancro e malattie croniche o degenerative negli animali è direttamente proporzionale all'uso sconsiderato di additivi e conservanti.
Ad esempio la trimetilchinolina e' permessa anche per il consumo umano, ma soltanto come conservante per spezie (pepe di cayenna, chili) in una proporzione di 100 parti per milione: sarebbe però molto difficile assumerne giornalmente una quantita' pari a quella che un cane consuma tramite il cibo secco.

Per conservare i grassi, alcuni produttori hanno risposto alle preoccupazioni dei consumatori ricorrendo a conservanti naturali: Vitamina C (acido ascorbico), Vitamina E (tocoferoli misti) oppure olio di rosmarino, garofano o altre spezie.

La legge richiede studi sulla tossicita' diretta dei singoli additivi e conservanti, questi però non vengono testati per il potenziale effetto sinergico gli uni con gli altri una volta ingeriti, seppure sia evidente la possibilita' di interazioni dannose tra alcuni dei piu' comuni conservanti.

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